sabato 26 dicembre 2015

Monte Summano, 1296 m: sentiero della Via Crucis - Prealpi Vicentine

A tutti l'augurio di un 2016 pieno delle piccole e grandi cose che popolano i nostri sogni!




Panoramico e facile tracciato che segue l’ampia mulattiera lungo la quale si snoda l’itinerario della Via Crucis. Interessante per la flora e storicamente importante in quanto utilizzato fino al secolo scorso dalle genti venete per raggiungere il Santuario della Madonna del Summano.




Accesso stradale. Dall'autostrada A31 Valdastico, uscita Thiene-Schio, si segue Via dell’Autostrada e SP 66 con indicazioni Schio e Santorso. Dal centro di Santorso per strada asfaltata, Via del Santuario, al Santuario di Sant’Orso, parcheggio per soli tre veicoli. Altrimenti bisogna parcheggiare presso la Parrocchiale di Santorso.


La mulattiera con sullo sfondo il campanile
del Santuario di Santorso
Itinerario  Dal Santuario di Sant’Orso, 297 m, si sale per il versante Sud del Monte su ampia mulattiera segnavia 457. Superato il dosso del castello del Grela e dopo un tratto pianeggiante si perviene in località Roagna. Oltre Prà Roagna, 500 m, una diramazione a destra porta sull’itinerario proveniente dal Santuario dell’Angelo. Con numerosi tornanti al pianoro di Prà Minore, 780 m, raccordo a sinistra con la variante “delle Cave”, a destra strada militare per Casara Mardifaia.
  Si prosegue in direzione Nord-Est entrando nella Val Grossa dove a quota 1100 m confluisce l’itinerario 458. In direzione Nord, congiungendosi all’itinerario 459 dal Santuario dell’Angelo, si giunge presso la conca ove sorge il Santuario della Madonna del Summano, 1188 m. Qui si trova anche la Baita Genzianella del Gam di Piovene. 
   In direzione Ovest aggirando la conca si raggiunge la cima del M. Summano, 1296 m, sovrastata da una enorme croce in cemento (16,5 m di altezza installata nel 1922) con una rappresentazione in acciaio inox, inusuale e impressionante, del Cristo crocifisso aggiunta nel 1993. “Un monumento alla sofferenza spiazzante, un contrasto stridente con la bellezza che dalla cima si coglie sulla pianura e sulle dolci ondulazione dei colli Berici e Euganei.”
 Dislivello: 1000 m. Tempi di percorrenza:
ore 2:30 - 3. per la salita, 1:30 per la discesa. Difficoltà: E (escursionisti)
  

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Escursione del 26 dicembre 2014

Info più dettagliate, storia, geologia, foto, video, panorami su Magico Veneto

Sentiero dei Girolimini  da Piovene



           



domenica 22 novembre 2015

Monte Caina, 1002 m, Rubbio - Altopiano dei Sette Comuni



Dal M. Caina verso il M. Campolongo







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domenica 8 novembre 2015

Passo Cereda, Forcella d'Oltro - Pale di San Martino


Forcella d'Oltro (sentiero 718)





                                                                                    
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domenica 18 ottobre 2015

Malga Valmaggiore, Bivacco Paolo e Nicola, Malga Moregna - Lagorai

Lagorai d’autunno vestito d’inverno. Un percorso ad anello dalla Malga di Valmaggiore per il bivacco Paolo e Nicola e  Malga Moregna, su larghe mulattiere militari e lungo i sentieri adiacenti alle linee austriache della prima guerra mondiale.


Lago e Malga di Moregna
                                                         
Cartografia: Tabacco 014 scala 1:25000
(x ingrandire: tasto ds del mouse, Apri in altra scheda, +)
Accesso stradale Da Predazzo in Val di Fiemme, raggiungibile dalla statale SS50 del Passo Rolle o provenendo dall’A22 del Brennero, uscita Ora, per il passo di San Lugano, si svolta  in direzione Sud-Est con indicazioni per ristorante Miola e Valmaggiore. La strada stretta ma asfaltata, tranne l’ultimo breve tratto, conduce in 7 km alla Malga Valmaggiore, 1605 m. In piena stagione informarsi sulla percorribilità della strada dopo il ponte di Valmaggiore: generalmente aperta prima delle 8 e dopo le 17, altrimenti il tratto è servito da una navetta.
                                                      
Itinerario  Poco prima della Malga, a sinistra parte una larga mulattiera, segnavia 335, che risale per bosco la destra orografica della valle. Uscito dal bosco, il sentiero contorna a sinistra la bella conca dei Laghetti di Valmaggiore, 1901 m, quindi prende a salire a zig-zag il lato destro del vallone che conduce, superato un bivio con il sentiero 349 per forcella Moregna, alla forcella di Valmaggiore, 2180 m. Sulla destra del valico sorge il bel bivacco Paolo e Nicola, con 6 posti letto attrezzati, cucina a legna, acqua nei paraggi.

Il sentiero 335, superato il passo, scende per la Val Fossernica, in Val Cia al Rifugio Refavaie. Pochi metri sotto la forcella, sulla destra orografica, il sentiero 349 conduce in direzione Est verso la forcella di Cece lungo l’itinerario di salita per la Cima di Cece, 2 ore e mezza dalla Forcella di Valmaggiore. Dopo breve discesa della valle, si prende a sinistra  il sentiero 349 che costeggia in quota la Cima di Valmaggiore risalendo quindi la testata della Valbona fino alla forcella del Doss Caligher, 2190 m.

Sul sentiero 349
Aggirando ancora in quota si tagliano i pendii Nord della Cima di Valbona, contornandone uno sperone, per giungere infine ad un bivio su un 
pianoro a quota 2240 m. Qui il sentiero segnavia 349 sale a valicare la Forcella Moregna, 2397 m. Si prosegue su segnavia 349 bis in direzione Nord-Ovest che aggira la Cima Moregna, scendendo leggermente ormai in vista del sottostante Lago di Moregna, e ad un bivio ci si immette nel sentiero 339 che a sinistra scende in Val Coldosè.
Sul sentiero 349 bis
A destra in salita si costeggia un dosso sempre in vista della conca con il Lago e la Malga di Moregna. Una valletta sulla destra consente di perdere quota fuori dal sentiero in direzione della Malga, dove lo si riprende su  mulattiera che scende le pinete della Busa degli Slavaci e infine per forestale porta alla Malga Valmaggiore.

Dislivello: 700 m. Lunghezza: 11,5 Km. Tempi di percorrenza: ore 4:30. Difficoltà: E. Cartografia: Tabacco 014 – Val di Fiemme – Lagorai - Latemar, scala 1:25000


                     
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domenica 27 settembre 2015

Monte Luco, 2434 m - Catena delle Maddalene




Accesso stradale   Dalla SS47 della Valsugana presso Trento,  prendere lo svincolo SP 235 per Mezzolombardo-Lavis-Brennero e percorrere la Val di Non sulla SP 235. Oltrepassata una rotonda, si prosegue sulla SS43 fino a Dermulo, poi sulla SS 43dir fino a località Fondo. A destra sulla SS238 fino a Passo Palade, 1518 m.  Circa 60 km da Trento. Dall’A22, ci si può immettere sulla circonvallazione nuova SP235 all’uscita Trento Nord.

Itinerario   Dal Passo delle Palade, parcheggio sul lato destro della strada prima di un Albergo, si prende la forestale verso Ovest, chiusa da una sbarra, con indicazioni bilingui: “Sentiero Bonacossa 133”. Quest’ultimo si prende dopo il primo tornante sulla destra e sale molto ripido per bosco con alti gradini, senza tregua fino a quota 1900 m. Noi continuiamo sulla forestale, segnavia 10 A, per un altro paio di km, fino a trovare sulla destra l’indicazione per Laugen Alm, Malga Monte Luco,  segnavia 10.

  Attraversato un tratto di bosco abbastanza ripido e parzialmente scalinato, si esce sui pascoli in vista della Malga, 1853 m, con servizio di ristoro. Dalla malga si prosegue su sentiero numero 10, lasciando a sinistra il 10 A, e superato un altro tratto di rado bosco con salti rocciosi muniti di scale in legno, si esce in ambiente aperto. Si traversa verso destra il vallone incontrando un bivio a sinistra con il sentiero segnavia 133, quindi si svolta a destra per superare con alcuni tornanti la base dello sperone roccioso che scende dal Monte Luco Grande, percorso da uno degli itinerari di salita, e raggiungere la splendida piana erbosa che circonda il Lago del Luco. Di fronte il Piccolo Luco e alla nostra sinistra il Monte Luco Grande, separati da un’ampia forcella, un balcone aperto sulle Alpi verso Nord.

 Prendiamo una traccia molto evidente senza numero al lato Sud-Ovest del lago che sale a zig-zag il pendio sassoso a tratti ripido per portarsi sulla cresta con vista verso la Val d’Ultimo dove transita il sentiero numero 28. Si svolta a sinistra per buon sentiero, un breve tratto è un po’ esposto ma ampio e per di più con uno spezzone di fune per corrimano, che conduce ad una forcelletta dalla quale si scorge a destra la croce del Monte Luco che presto si raggiunge. Alcune panchine sono a disposizione per godere comodamente del panorama.

Il breve tratto esposto
 Scendiamo dal versante opposto in direzione Ovest sul sentiero segnavia 8 A  per seguire ad un bivio, sempre in cresta, il segnavia 10 A che scende verso Malga M. Luco. L’intenzione di scendere per il ripido sentiero 133, ci fa svoltare al successivo bivio a sinistra riattraversando la conca dell’andata ad un livello più alto. Ritrovato il bivio con il sentiero numero 10, l’aspettativa di risalire nuovamente verso la conca del lago, ci fa ripiegare sul percorso dell’andata.                  




Dislivello: 950 m. Tempi di percorrenza: ore 5:30 complessive. Difficoltà: E. Cartografia: Kompass K052 – Val d’Ultimo, scala 1:25000

Nota: Dal passo delle Palade, Gampenjoch, sono quindi almeno due gli itinerari principali che salgono al lago del Luco e alle cime del M. Luco Grande e del M. Luco Piccolo. Il sentiero 10 per strada forestale che si biforca nel 10 e 10 A alla Malga M. Luco e il sentiero A. Bonacossa segnavia 133 che come tale attraversa tutto il gruppo per scendere in Val d’Ultimo. Tramite questi due itinerari di accesso, la cima del Monte Luco Grande può essere raggiunta per la cresta Sud-Ovest, 10 A e 8 A, per la dorsale Est, segnavia 10, e da Nord-ovest per traccia senza segnavia e quindi segnavia  28. La combinazione degli itinerari di accesso e di salita alla cima, consentono di percorrere interessanti escursioni circolari. Interessante anche la salita invernale con sci o ciaspole, fino alla cima con condizioni di neve assestata.


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Links: girovagandointrentino, ultental-valdultimo, cipputiblog



domenica 20 settembre 2015

M. Cavallo, 2251 m - Gruppo del Col Nudo-Cavallo (Prealpi Bellunesi)


Il Cimon del Cavallo (o Cima Manera) da Cima Lastè

Accesso stradale  Dall’autostrada A 27, uscita Fadalto–Lago di Santa Croce si raggiunge Farra d’Alpago e quindi, deviato per Puos d’Alpago, si prosegue fino a località di Tambre (circa 13 km da Fadalto). Da qui, seguendo le indicazioni, per Sant’Anna e Col Indes si prosegue fino a Malga Pian Grande, 1211 m. Parcheggi a lato strada con parchimetro. Si potrebbe proseguire oltre fino alla Malga Pian Lastre, 1270, con limitata possibilità di parcheggio.

Itinerario  Da malga Pian Grande seguire la strada fino ad imboccare a destra il sentiero segnavia 923  AV7. (dalla Malga Pian Lastre occorre scendere per un tratto di strada). Attraversati i pascoli e oltrepassata una sbarra si entra in un bel bosco di faggi, si lascia a destra il sentiero segnavia C (vedi variante) fino ad un bivio successivo per Casera Palantina dove si prosegue sul 923 e superata una radura con alcune serpentine, si giunge al Sasso della Madonna, 1630  m.
Il Sasso della Madonna sul sentiero 923



 Si risale nel vallone un tratto con mughi, quindi per terreno roccioso lasciando a sinistra il sentiero 926, per cengia con qualche esposizione e al fine per pendio ghiaioso si raggiunge il Rifugio Semenza, 2020 m. Si sale alla vicina forcella Lastè, 2050 m, nei pressi della quale si trova l’omonimo bivacco invernale. Per sentiero 924 AV7 seguendo i bolli bianco-rossi si raggiunge la Cima Laste, 2247 m, si scende quindi per cresta  aerea, alla forcella fra questa e il Cimon del Cavallo.
. In alternativa una traccia taglia il pendio Ovest di cima Laste quindi si risale fino alla forcella. Si affronta ora un breve salto attrezzato con alcune staffe e fune metallica (imbrago e set per assicurazione) che consente di superare un gendarme di roccia per una fessura e raggiungere la cresta dapprima rocciosa, quindi più larga ed erbosa. Per traccia alla vicina e panoramica cima del Cimon del Cavallo.
  Ridisceso con attenzione il tratto attrezzato si prende a sinistra un evidente sentiero che riconduce al Rifugio.  Per il sentiero dell’andata, 923, fino al bivio dove si procede a destra sul sentiero 926 che costeggia  la Cima delle Vacche in falsopiano. Scende quindi ripidamente ed entra nel bosco e riconduce in fine per prati al punto di partenza.
Salita al Cimon del Cavallo da Sud-Ovest

Variante di salita. Dal sentiero 923 AV 7 si prosegue per Casera Palantina e si risale per il sentiero AV7 la cresta del Col del Cuc, 1626 m. Si risale fino al ripido pendio Ovest del Cimon di Palantina e se ne aggira quindi il versante Ovest e Sud con qualche esposizione. Per cresta Sud in breve si può salirne la cima a quota 2190 m, quindi in discesa a Forcella del Cavallo e risalita alla cima da Sud-Ovest (passaggi di 1° e 2°, attrezzato). 

Dislivello: 1000 m (1150 m per la variante di salita) Tempi di percorrenza: 5:30 ore complessive (6:30 con la variante). Difficoltà:  E con breve tratto EEA per la cima (EE, EEA per la variante). Cartografia: Tabacco 012, Alpago - Cansiglio -Piancavallo - Valcellina, scala 1:25000


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domenica 6 settembre 2015

Monte Pelmo, 3168 m - Via normale


Il celebre "passo del gatto" sulla cengia di Ball



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domenica 30 agosto 2015

Marmolada, 3343 m - Cresta Ovest Punta Penìa




 Accesso stradale Dalla statale 203 Agordina, superato Agordo, Cecenighe, Alleghe, si giunge a Caprile dove si prende a sinistra, indicazioni Marmolada. Dopo Rocca Pietre e località Malga Ciapela, dove parte la funivia per Punta Rocca, si sale ripidamente al Passo Fedaia, 2054 m. Dal passo, costeggiato il lago,  svoltare a sinistra attraversando il bacino  e parcheggiare nei pressi della partenza della bidonvia per Pian dei Fiacconi, oppure salire ancora a sinistra fino ad un grande parcheggio sterrato.

Sul sentiero 606

Itinerario  Mediante l’impianto di risalita al Pian dei Fiacconi, 2626 m. Dal rifugio si scende ad imboccare a sinistra il sentiero 606 che porta alla Forcella Marmolada. Il sentiero tra rocce montonate traversa sotto il versanti nord della Marmolada in direzione ovest, perdendo quota fino a 2475 m, aggira un contrafforte roccioso e prima per ghiaioni e poi per ghiacciaio, quel che resta del Ghiacciaio del Vernel, sale alla base della parete rocciosa sotto la Forcella Marmolada. Si sale il tratto con cavo d'acciaio e si arriva alla Forcella Marmolada , 2910m. 


  A sinistra parte la lunga dorsale Ovest che termina a Punta Penia. Si sale un primo tratto con staffe in ferro e successivamente un lungo tratto più agevole ma esposto con cavo. Nell'ordine si superano: un traverso con pioli, un successivo lungo tratto a staffe quasi verticale, esposto e molto panoramico e quindi si risale una dorsale rocciosa con cavo d'acciaio che porta a ridosso della parete Sud della Marmolada. Per dorsale si raggiunge il plateau sommitale, per neve e ghiaioni la Capanna Punta Penia e poco oltre la croce di vetta della Punta di Penia 3343 m.   
  Dalla vetta si scende verso nord per neve lungo la Schena de Mul fino ad una sella dove, sulla destra, parte il tratto attrezzato della via normale di salita a Punta Penia, che deposita direttamente sul ghiacciaio. Procedendo in cordata e superata la crepaccia terminale si scende seguendo la traccia (crepacci) che con alcuni diagonali si porta dal lato sinistro sul lato destro del ghiacciaio. Disceso un tratto ripido, la pendenza si attenua e si giunge al termine del ghiacciaio. Per tracce con ometti alla stazione di arrivo della bidonvia.
Le tracce di discesa sul ghiacciaio.


Dislivello: 870 m. Tempi di percorrenza: 6 ore complessive. Difficoltà: EAI, PD. Cartografia: Tabacco foglio 015, scala 1:25000.              

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Links: Club Aquile Rampanti, Vieferrate.it,  
girovagandointrentino.


Panorama dalla cima




giovedì 20 agosto 2015

Val di Gares: Viaz del Bus - Pale di San Martino


Cengia attrezzata sul Viaz del Bus



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domenica 2 agosto 2015

Dal Rif. Calciati al Rif. Cremona sull’Alta Via di Fleres - Alpi Breonie Occidenteli



Il Rifugio C. Calciati al Tribulaun


Accesso stradale Dall’autostrada A22 del Brennero, uscita Vipiteno, si continua sulla statale SS12  direzione Brennero fino a Colle Isarco dove si prende a sinistra la Val di Fleres, l’ultima valle prima  del Passo. Si prosegue fino a Sant’Antonio-Fleres di Dentro, 1245 m. Seguendo le indicazioni Sasso/Alte Stein, si svolta a sinistra attraversando un ponte e proseguendo fino ad un ampio parcheggio. Da qui si può eventualmente proseguire per circa 1,5 km fino ad un parcheggio più elevato con accesso limitato (divieto dalle 10 alle 16).


Itinerario  Dal parcheggio superiore, eventualmente raggiunto a piedi, verso destra in discesa per attraversare un ponte di legno che oltrepassa il Rio di Fleres e si prosegue per il sentiero ben visibile e segnalato, segnavia 6, che risulta essere il percorso più semplice per salire al rifugio “C. Calciati al Tribulaun” , 2368 m.  Si entra dapprima in un fitto bosco e lo si percorre  per poi giungere ad un bivio dove a destra ha inizio il sentiero segnavia 8, lasciando a sinistra il sentiero n° 6 che conduce alla Malga Buoi/Ochsenhutte e poi al Rifugio Città di Cremona alla Stua. Una serie di svolte fanno guadagnare quota sino a sbucare fuori dal bosco proprio vicino ad una cascata. Con l’aiuto di un ponte in metallo si supera un torrente per poi affrontare un pendio erboso con un’altra serie di tornanti. 
Fuori dal bosco il panorama si fa più interessante e nei pressi di una panchina, vicino ad un Crocefisso, si può dominare l’intera Val di Fleres. Si prosegue in un ambiente più severo ed affascinante sino alla base di una parete che si supera diagonalmente raggiungendo il vallone successivo che delimita la meravigliosa piramide dolomitica del Tribulaun. Da qui si risale in dolce pendenza la testata del vallone fino al successivo circo detritico alla base della parete orientale del Tribulaun dove si trova, adagiato su un pianoro, il rifugio sulle rive del lago Sandes/Sandessee. 
Dal Rifugio Calciati (2° giorno), nei pressi del lago inizia la salita , segnavia 7,  verso la cresta di confine che si raggiunge alla quota di m. 2753, prima in leggera salita poi rimontando alcuni salti più ripidi tra pendii erbosi e grossi massi. Il sentiero percorre la cresta fino quasi in cima al Dente Alto/Hoher Zahn (m.2925) per poi discendere alla forcella delimitata dalla parete orientale della Cima Parete Bianca/Weisswandspitze, 3016 m. 
Il rifugio Città di Cremona
 Le rocce rotte rendono un poco difficoltoso l’attraversamento della cresta: si risale il basamento di un pinnacolo tra massi instabili, poi si ridiscende nuovamente per risalire infine l’ultima paretina che perviene all’inizio della cengia che orizzontale percorre la parete lungo la linea di contatto fra gli scisti (roccia metamorfica) e la dolomia, 2870 m; superata l’aerea cengia è possibile l’ascensione alla vetta in mezz’ora. Al termine della cengia il sentiero inizia a scendere lungo un ripido pendio di terriccio ed erba, perdendo quota con numerosi tornanti, in alcuni punti facilitato da attrezzature metalliche sino a giungere presso un tratto di placche appoggiate che si attraversano con l’aiuto di una corda d’acciaio e di qualche maniglia. Su terreno accidentato tra sfasciumi, ma più tranquillo, si perde quota rapidamente raggiungendo pendii erbosi per poi risalire alquanto sino a raggiungere il rifugio Città di Cremona alla Stua/Magdeburgerhutte, 2423 m.

La discesa dal rifugio un buon sentiero, segnavia 6, scende rapidamente lungo un costone verso il fondovalle, da subito il rifugio non è più visibile e le numerose cascate fanno da cornice alla discesa. Nei pressi del fondovalle il sentiero taglia in costa il pendio fino ad entrare nel bosco nei pressi della Malga Buoi/Ochsenhutte , 1690 m; poco dopo si raggiunge il bivio con il sentiero n° 8 e si prosegue per il sentiero  n° 6, percorso il giorno prima in salita, per rientrare a S.Antonio-Fleres di dentro/Innerpflersch.

 NOTE DI CARATTERE STORICO AMBIENTALE Il Tribulaun si compone di 3 cime: il Tribulaun di Fleres (mt.3097) il Tribulaun di Gschnitzer (mt.2945) ed il Tribulaun di Obernberg (mt.2780). Il gruppo è prevalentemente composto da roccia calcarea, la dolomia (doppio carbonato di calcio e magnesio), posta su barriere cristalline. E’ proprio qui che questo tipo di roccia è stato scoperto dal geologo francese Déodat Gratat de Dolomieu. Nella Val di Fleres si trovano diversi insediamenti sparsi come Lasta, Gattern, Reisenschuh, Valmigna e Moncucco; i masi di Stein di Fleres di dentro sono i primi masi di questa area e risalgono al Duecento. Nel passato veniva chiamata anche Silbertal “valle dell’argento” per le miniere qui presenti fin dal Medioevo. Le miniere d’argento e di piombo di Fleres rimasero attive fino al 1818, e durante questo periodo, con Vipiteno, visse il suo periodo di massimo splendore. Attualmente la valle è considerata a ragione uno dei luoghi più incontaminati dell’Alto Adige. ( tratto e modificato da Cai Cremona)
           
Dislivello: I° giorno 900 m, 2°giorno  700 m in salita, 1000 m in discesa. Tempi di percorrenza: I° giorno ore 2:30-3:00, 2° giorno ore 5:30 (+ 0:45 per la salita alla Parete Bianca). Difficoltà: E,   tratti EE. Cartografia: Tabacco foglio 038 scala 1:25000.


Links: Altemontagne, Mountain-experience, Cai Cremona, Girovagando in montagna

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domenica 19 luglio 2015

Rifugio Pio XI - Palla Bianca, 3738 m - Alpi Venoste


Il ghiacciaio di Vallelunga, Forcella della Palla Bianca (Weisskugeljoch), 3368 m. Illuminata dal sole la Palla Bianca.

Accesso stradale  Dall’autostrada A22 del Brennero, uscita  Bolzano Sud, si prende subito a sinistra la comoda statale 38 per Merano – Val Venosta percorrendola fino al bivio di Spondinga dove continua per il Passo dello Stelvio. La lasciamo sulla sinistra per seguire a destra la SS 40 per il Passo di Resia. Superato Malles Venosta, si giunge presso il lago di Resia  a Curon Venosta, in vista del celebre campanile sommerso, dove si svolta a destra all’indicazione Vallelunga percorrendo l’ampia valle fino al suo termine, 10 km, fino all’abitato di  Melago .

Itinerario Tre sono i sentieri che portano al Rifugio Pio XI: il numero 2, più diretto, il 3b che confluisce prima del rifugio sul n° 2, circa 2 ore per entrambi, e il sentiero didattico ghiacciai di Vallelunga, il più interessante anche se più lungo. Conviene fare quest’ultimo all’andata e uno degli altri due al ritorno. Dal parcheggio a Melago, 1925 m, in fondo alla valle una stradina pianeggiante ci porta alla Malga di Melago, 1970m. Da qui seguiamo il sentiero ben tracciato con apposito logo  in direzione est. Il percorso è illustrato con pannelli informativi e incontra successivamente la  "Morena terminale del 1830”, arriva in vista dei pendii dei ghiacciai del Barba d'Orso e della Cima della Fontana (Freibrunner Sp.), quindi il sale verso sinistra su un dosso morenico liberatosi dal ghiaccio circa 120 anni fa. Il sentiero poi si inerpica salendo per la evidente cresta appuntita della morena laterale. Si scende un po' verso sinistra e si giunge al ponticello che porta sull'altro versante del rumoreggiante Rio Carlino.
 Proseguendo sempre in direzione est giungiamo ai grandi massi marrone scuro levigati dal ghiaccio per millenni che aggiriamo sulla sinistra salendo sotto delle affascinanti formazioni moreniche. Di lì a poco si giunge al punto più a est del percorso ai piedi della Vedretta di Vallelunga dove si apre uno stupendo panorama verso le seraccate del ghiacciao del Gepatschferner (Austria), la cima di Vallelunga e gli irti pendii della Palla Bianca e del Barba d'Orso. Qui il sentiero volta verso nord-ovest e dopo poco raggiungiamo il Rifugio Pio XI Ore 3:00  Dislivello: 675 m. Difficoltà: E

Salita alla Palla Bianca (secondo giorno) Le temperature sono particolarmente elevate. La sveglia è alle 3:30, colazione alle 4:00.  Dal rifugio scendiamo verso est, inizialmente seguendo il sentiero didattico, poi sempre avanti per la morena a sinistra, seguendo evidenti tracce e ometti, costeggiando un tratto di grossi massi instabili (attenzione al ghiaccio sotto i detriti) fino a poter mettere  piede sulla lingua della Vedretta di Vallelunga, oltre il torrente invalicabile che sfocia da sotto il ghiacciaio. Per questa, tenendosi sulla sinistra, si sale prima dolcemente in direzione delle seraccate, quindi si supera un tratto più ripido aggirando a sinistra nei pressi della morena o anche direttamente sempre sulla parte sinistra ( oggi sempre ghiaccio vivo) guadagnando quello che appare come il ripiano più alto del ghiacciaio. Qui la lingua del ghiacciaio svolta a destra verso la Cima di Vallelunga (crepacci: raccomandato il procedimento in cordata) fino alla forcella bassa del Weißkugeljoch (Forcella della Palla Bianca), 3368m. Fin qui il tempo di salita è di circa  3 ore. 


Salita per l'Hintereisjoch : È la via tecnicamente più semplice ("via normale"), anche se più lunga, e porta dal Weißkugeljoch, scendendo leggermente all'inizio, poi costeggiando il pendio del versante est della Palla Bianca. Poco sotto l'Hintereisjoch la via si congiunge con la salita dalla Val Senales. Dall'Hintereisjoch, 3459, o Bocchetta della Vedretta,  si sale a destra per la ripida paretina (Matscher Wandl) che in caso di ghiaccio vivo o neve fresca deve essere affrontata con cautela.
Aggiramento del versante Est



Dalla cima: veduta retrospettiva della cresta

Superati i circa 200 metri di dislivello della paretina si prosegue per la cresta Sud che con moderata pendenza, e in ultimo con qualche esposizione conduce alla cresta rocciosa (attenzione in caso di vetrato) che verso nord porta direttamente in vetta. Tempo di salita dal Weißkugeljoch: ore 2:30. (relazione tratta dal sito del Rifugio Pio XI ampliata e modificata, soprattutto per i tempi).




Discesa per l’itinerario di salita. Discesa dal Rifugio Pio XI a Melago per il sentiero n° 2 .

Dislivello: 1200 m. Tempi di percorrenza: 5:30 per la salita, 3:00 per la discesa. Dal Rifugio a Melago 2 ore circa. Difficoltà:  PD, I°, II°. Cartografia: Tabacco foglio 043  Alta Val Venosta, scala 1:25000.
In discesa presso l'Hintereisjoch.
Sullo sfondo la ripida 
Matscher Wandl.
Attrezzatura:  abbigliamento da alta quota, attrezzatura completa di ramponi, piccozza, imbrago, cordini e moschettoni, consigliato il casco. Salita riservata ad alpinisti allenati con  capacità di muoversi su terreno glaciale e misto. 

Links: Alpinisti del lambrusco (belle foto all'alba), Vienormali.itCarlo Beltrame (Cresta Nord)                                                       
                    
          
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domenica 12 luglio 2015

Anello di Forcella Segnata - Dolomiti d'Oltre Piave


Uno dei più belli itinerari nelle Dolomiti d’Oltre Piave, che conduce dal Rifugio Padova attraverso l’apparentemente inaccessibile forcella Segnata alla selvaggia Val Montanaia dove svetta il celeberrimo splendido campanile.



                     Da Forcella Montanaia la Val  Montanaia  con il celeberrimo Campanile


Accesso stradale Da Feltre per Belluno e Ponte nelle Alpi fino a Longarone, raggiungibile anche per l’ A27 uscendo al suo termine al Pian di Vedoia. Da Longarone per la SS 51 fino al bivio di Tai di Cadore dove si svolta a destra per Pieve di Cadore, proseguendo fino a Domegge di Cadore. Poco prima del centro, dopo una rotonda, svoltare a destra in Via Val Bieggia e subito dopo a sinistra in Via Piduel. Valicato il lago, svoltare a destra e proseguire per circa 7,5 km su carrozzabile stretta ma asfaltata fino al parcheggio presso il Rifugio Padova, 1287 m (traffico limitato dalle 10:30 alle 16:30).           

Itinerario  Dal parcheggio, si segue l’evidente sentiero verso Sud in direzione di un capitello, segnavia 357 per Forcella Segnata-Bivacco Perugini, che si inoltra nel bosco, piuttosto ripido, fino a spianare al Cadin di Toro,1636 m. Si segue a sinistra un pendio di nuovo ripido, quindi per mughi  fino a rimontare un tratto di ghiaie instabili a ridosso delle pareti.  Alle nostre spalle splendida veduta della val Ciadin con la conca del Pra di Toro dove si trova il rifugio. All’orizzonte l’Antelao,le Marmarole, il Sorapiss fanno da corona. Si entra nel canale che si restringe e presenta un primo salto attrezzato con fune. 

Forcella Segnata e la traccia che consente di vedere
il Campanile di Val Montanaia dall'alto.
Seguono altri salti rocciosi alternati a tratti di sentiero franoso. L’impegno è di I e II grado ed è necessario fare attenzione ai detriti e alla solidità della roccia. Qualche passaggio è particolarmente liscio e spesso torna utile la tecnica di opposizione.  
La parte terminale che conduce all’aerea Forcella Segnata, 2150 m, è particolarmente franosa. Una traccia in costa a sinistra consente di vedere dall’alto il Campanile di Val Montanaia, altrimenti nascosto dalla Cima Rosina. Ritornati in Forcella, il sentiero scende ripido dal lato opposto alternando infidi tratti ghiaiosi a brevi salti rocciosi. Il Campanile presto ritorna visibile. Quando la pendenza si attenua, la traccia piega a sinistra ad una sella dalla quale si apre alla vista l’alta Val Montanaia con il Bivacco Perugini e la Croda Cimoliana.

La discesa riprende ripida con salti rocciosi (sempre attenzione ai detriti!), quindi per ghiaie si esce in costa su pendio erboso fino ad un dosso prativo presso il Bivacco Perugini. Il sentiero segnavia 353 risale la testata della valle,   lasciando a destra il dismesso sentiero segnavia 360. Quindi si inerpica per ghiaie e alla fine per massi fino alla Forcella Montanaia, 2333 m. Splendida la vista sulla Val Montanaia. Oltre la forcella  un ripido e lungo ghiaione ci attende. Attenzione ad eventuali persone a valle poichè il terreno è particolarmente franoso.
Forcella Montanaia
Dopo un tratto a zig-zag, la traccia si porta presso le rocce di sinistra, che ad un certo punto conviene abbandonare per lasciarsi trasportare dalle ghiaie nei tratti in cui le dimensioni di queste lo consentono. Verso il fondo si traversa a destra per prendere un sentiero vero e proprio che attraversa un pendio con massi che scende dal Cadin d’Arade. Si inoltra quindi fra i mughi e scende in Val d’Arade, bivio a destra per Val Monfalcon di Forni. Per rado bosco e attraversato più volte il greto del torrente in secca, entra nel bosco, lascia a destra il sentiero per Forcella Scodavacca e volge a sinistra per entrare in Val di Toro nel fitto bosco di abeti, faggi, aceri di monte e ontani riconducendo in Prà di Toro al Rifugio Padova.
Discesa da forcella Montanaia
         


Dislivello: 1100 m. Tempi di percorrenza: ore 6 – 6:30. Difficoltà: EE, I°,II°. Cartografia: Tabacco foglio 016 scala 1:25000. Attrezzatura: scarponi con suola ben marcata, meglio se semirigidi, utile il casco


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